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Avv. Gian Ettore Gassani
AVV. GIAN ETTORE GASSANI Presidente Associazione Matrimonialisti Italiani


” RUOLO ETICO E TECNICO DEL DIFENSORE NELLA FASE DI NEGOZIAZIONE DEL CONFLITTO DI COPPIA”

Buongiorno a tutti,

sono davvero onorato di trovarmi in questo convegno e porto i saluti dell’intera Associazione degli Avvocati Matrimonialisti Italiani.

Il tema di stamattina è un tema particolarmente sentito anche dall’avvocatura. Non è vero che l’avvocatura tutta sia contro le forme di mediazione, non è vero che i matrimonialisti siano contro  la mediazione familiare e questo lo voglio immediatamente sottolineare.

Io ho creato l’Istituto Nazionale di Mediazione Familiare (INAMEF) con alcuni amici proprio perché credo fermamente nella mediazione familiare e la ritengo una risorsa dell’avvocatura stessa. Nel nostro Paese, infatti, il conflitto coniugale produce più morti della mafia. Ci sono più morti ammazzati durante le separazioni e divorzi, rispetto a quelli che produce la malavita organizzata tutta. Siamo in una situazione assolutamente emergenziale : direi che la ricreazione è finita, quindi non possiamo più continuare a fare guerre tra mediatori ed avvocati. Dobbiamo trovare un punto di incontro, dobbiamo mediare tra di noi. E’ questo il messaggio profondo che noi avvocati matrimonialisti del settore dobbiamo dare in questo convegno.

Come vedete, il problema della mediazione familiare nel nostro paese, ma della mediazione in generale, è un problema culturale di un popolo. Se i nostri tribunali sono assolutamente presi d’assedio da un numero esorbitante di cause civili è perché nel nostro Paese non c’è la cultura dell’accordo, la cultura del dialogo. Quindi, io credo che questi convegni debbano entrare nei quartieri, nelle strade, nelle scuole con linguaggi diversi. Perché è un po’ come combattere la mafia. La mafia è la figlia della cultura mafiosa. Il conflitto, quello che noi dobbiamo in qualche modo combattere, è figlio della cultura del conflitto.

Perché l’ Italia ha dieci volte il numero delle cause della Gran Bretagna? Otto volte il numero delle cause della Francia a parità di popolazione?

Perché c’è la cultura dello scontro! E così questo si riflette, in maniera drammatica, nel diritto di famiglia dove c’è la cultura del vinto e del vincitore, del buono e del cattivo, genitore di seria A e genitore di serie B, dove abbiamo dovuto introdurre l’affidamento condiviso per legge! Cioè le cose normali, ovvie, le dobbiamo introdurre per legge. Ed ecco, quindi, l’approccio etico dell’avvocato che dev’essere il primo a mediare. Infatti, il momento più drammatico è proprio quando il cliente entra nei nostri studi. Da poco ha saputo che il proprio matrimonio sta per finire, che sa che sta per perdere tutto. E’ quello il momento più importante nel quale l’avvocato deve sapere mediare, deve saper ragionare su una strategia, deve saper far capire al cliente che la strategia la decide lui , che c’è l’autorevolezza, la libertà, l’autonomia  dell’avvocato stesso. Ma l’avvocato che deve sapere anche fermarsi un attimo e capire che soprattutto il diritto di famiglia non è soltanto un cimento dei giuristi, il diritto di famiglia non è soltanto diritto, ma è l’insieme di una serie di scienze, è l’insieme di una serie di  saperi : lo psicologo, il mediatore familiare, il medico legale, lo psichiatra. L’avvocato non può essere più l’unico protagonista del processo.

Il problema, purtroppo, si pone quando l’avvocato propone ai propri assistiti il percorso di mediazione familiare : apriti cielo! Soltanto in un caso su cento si riesce a convincere una coppia a seguire un percorso di mediazione familiare perché manca la cultura della mediazione familiare, perché quando il cliente viene da noi ci considera il killer che deve far fuori la controparte : uccidiamolo, massacriamolo, facciamogliela pagare. Questo è l’approccio della maggior parte dei clienti italiani, anche quando si consensualizzano le procedure. Attenzione, non pensate che quando si arriva alla separazione consensuale è perché si sia trovato tutto sommato un accordo. Molte volte si procede, consensualmente, per fare presto perché magari non ci sono i soldi per pagare una separazione giudiziale , perché si teme una sconfitta inevitabile in sede giudiziale stessa quindi, credo, che fondamentalmente i numeri sulle consensualizzazioni sono “drogati”. La separazione consensuale, senza un vero accordo, non serve a nulla. Il 60% delle stragi familiari nei domicili, proviene da separazioni consensuali false, senza la consapevolezza di raggiungere, appunto, un punto di incontro.

Quindi attenzione a dire che il 68% delle separazioni sono consensuali!

Di cosa parliamo se poi non c’è la cultura di dialogo e della reciprocità? Io sono testimone tutti i giorni nei tribunali italiani ed anche stranieri di quello che sto dicendo, anche perché il problema della violenza familiare e della mancanza della cultura del conflitto è un problema europeo, non è soltanto un problema italiano. Io ho amato il diritto di famiglia vedendo un film americano : “ Kramel contro Kramel” che ha segnato profondamente la mia esperienza di uomo e anche di professionista. Come poi anche “ La Guerra dei Fiori Rossi” che è un altro film americano. Gli americani hanno, attraverso i film, fatto capire dove si può arrivare nel conflitto coniugale.

L’avvocato ha un ruolo sociale fondamentale, ma l’avvocato deve anche saper mediare e l’ Associazione degli Avvocati Matrimonialisti deve impegnarsi affinché la mediazione familiare nel processo, entri soprattutto nella fase precedente al processo perché presentare un ricorso per separazione giudiziale significa, a mio sommesso parere, che il percorso di mediazione familiare avrebbe fatto prima di arrivare davanti al magistrato perché nel momento in cui c’è l’interrogatorio libero delle parti e si tira fuori tutto l’arsenale di accuse e di invettive nei confronti della controparte, diventa molto difficile il percorso di mediazione familiare per cui serve una mediazione familiare preventiva poiché è l’unico modo, a mio parere, per prevenire realmente il conflitto.

Dunque la mediazione familiare deve essere vista come una risorsa, non come uno svilimento dell’attività del difensore perché questo è il corto circuito in cui molti avvocati sono caduti cioè la mediazione familiare sarebbe rivale del diritto di difesa, la mediazione familiare sarebbe un modo per togliere soldi all’avvocato, i mediatori familiari sono, tutto sommato, degli avvocati che non hanno il coraggio di fare la libera professione e scelgono strade alternative. Non è così!

Se in Italia ci fosse la cultura della mediazione familiare, non assisteremmo a 200 donne uccise all’anno, non assisteremmo a questa barbaria degli infanticidi. Se non lasciassimo soli le coppie pensando che basti un provvedimento emesso in pochi minuti per salvare gli equilibri della famiglia, beh, non saremmo a questo punto. L’Italia non dovrebbe vergognarsi di detenere uno dei record più negativi della sua storia, appunto la violenza in famiglia. Vi ringrazio

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