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CASI RECENTI DI ANATOCISMO, MUTUI ED USURA BANCARIA

BANCA CONDANNATA PER DANNI DEVE RISARCIRE 4 TERAMANI 

Vittoria in tribunale dei soci di un’erboristeria di Giulianova contro Banca dell’Adriatico. Chiedevano un milione ma il giudice concede loro solo 50 mila euro per il danno all’immagine

TERAMO. Chiedevano un milione di euro di risarcimento per danni patrimoniali e d’immagine alla Banca dell’Adriatico, il giudice civile ha dato loro ragione ma ha ritenuto risarcibile solo una piccola parte della somma, quella legata ai danni d’immagine: in totale 45mila euro più interessi legali, divisi tra quattro persone. La vittoria in giudizio di quattro cittadini teramani, soci di un’erboristeria di Giulianova e rappresentati nella causa dall’avvocato Daniele Di Furia, è stata sancita dal giudice civile del tribunale di Teramo Paolo Andrea Vassallo con una sentenza dell’11 aprile scorso.

La storia comincia 14 anni fa. Banca dell’Adriatico infatti, nel lontano ’99, a seguito della difficoltà dei quattro soci ad onorare un contratto di leasing, aveva deciso il recesso da due mutui sottoscritti con loro e contemporaneamente li aveva segnalati nella categoria “posizione a sofferenza” alla centrale rischi della Banca d’Italia, esponendoli così ad ulteriori difficoltà finanziarie e a danni d’immagine. Nel 2005 il tribunale di Teramo aveva dichiarato illegittimo il recesso da quei mutui operato dalla banca, condannandola a liquidare i danni in separata sede. A seguito di quella sentenza favorevole, che nel frattempo è stata appellata dall’istituto di credito, i quattro cittadini in questione hanno chiesto al giudice civile di accertare la responsabilità di Banca dell’Adriatico nei danni derivati loro dall’illegittima segnalazione alla centrale rischi di Bankitalia, ed hanno quantificato in un milione di euro la somma dovuta. La banca ha risposto chiedendo la sospensione del giudizio in attesa della definizione del giudizio di appello contro la sentenza del 2005, ma il giudice Vassallo ha proceduto e ha ritenuto la domanda risarcitoria in parte fondata.

Nella sentenza il giudice analizza le regole che sovraintendono alla segnalazione dei crediti come “sofferenze” e l’orientamento al riguardo della Suprema Corte, e poi scrive: «Un mero inadempimento del debito verso la banca non può comportare la qualificazione della posizione del credito come “sofferenza”. Occorre che il segnalato si trovi in uno stato di persistente instabilità patrimoniale e finanziaria idonea ad intralciare il recupero del credito ad opera della banca e, quindi, potenzialmente da parte di qualsiasi altra banca che stia per concedere credito al medesimo soggetto». Nel caso in questione, evidenzia il giudice Vassallo, queste condizioni non c’erano e «Banca dell’Adriatico non ha agito secondo i canoni della correttezza e buona fede contrattuale», creando così ai suoi ex clienti una serie di problemi (estinzione di conti correnti, revoca di ogni autorizzazione ad emettere assegni, protesti e pignoramenti). Rispetto alla risarcibilità di tali eventi, però, il giudice osserva «come in concreto gli attori non abbiano fornito sicuri elementi per la quantificazione del danno patrimoniale». Così, per questo profilo di danno, non accoglie la domanda risarcitoria. Quanto invece al danno non patrimoniale, ovvero quello d’immagine, il giudice lo liquida tenendo conto delle varie posizioni: 20mila euro al socio più esposto, 10mila ciascuno ad altri due, 5mila al meno attivo nella società. Più interessi. ( Fonte: il Centro 05 Maggio 2013)

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BANCA CONDANNATA A RISARCIRE 450 MILA EURO AL CLIENTE

Il Tribunale di Campobasso ha condannato per anatocismo bancario un istituto di credito presente a Campobasso chiamato ora a restituire 450 mila euro ad un correntista, imprenditore del posto. L’uomo, assistito dall’avvocato Aldo De Benedittis, aveva denunciato la banca per avere applicato la ricapitalizzazione trimestrale degli interessi, ritenuta non regolare, sul suo conto corrente. Il titolare dell’impresa edile si e’ cosi’ opposto alla pratica illegittima dell’anatocismo ed ha visto riconosciuti i propri diritti di restituzione. ( Fonte: CONFESERCENTICATANIA 22 Marzo 2012)

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SALERNO: USURA BANCARIA, 44 A GIUDIZIO. IL PM: TASSI SPROPORZIONATI A IMPRENDITORE

SALERNO – Quarantaquattro rinvii a giudizio e un abbreviato per usura bancaria con l’aggravante di essere stata esercitata su un imprenditore in evidente stato di bisogno al quale erano state anche ipotecate diverse proprietà , con vendite all’asta fallimentare di beni bloccate solo dall’intervento del fondo antiusura e della fondazione «San Giuseppe Moscati». È quanto disposto ieri dal gup Lerose su richiesta del pm Vincenzo Senatore a carico di altrettanti funzionari della Banca di Credito Cooperativo di Scafati-Cetara, della Banca Popolare della Penisola sorrentina e della Popolare di Bari. Rito abbreviato solo per Donato Nasti di Scafati il quale dovrà presentarsi davanti al gup il prossimo 27 ottobre. Per gli altri indagati, invece, il processo inizierà il prossimo 21 novembre, presso la prima sezione penale del tribunale di Salerno.

Le indagini della sezione Criminalità economica della procura partono da un caso in particolare, quello che ha visto nel mirino dei cravattari dal colletto bianco un imprenditore edile di Amalfi, Ugo D’Angelo, titolare della «D’Angelo Ugo Costruzioni & C sas» al quale i funzionari degli istituti bancari avrebbero applicato condizioni bancarie spoporzionate. Nel corso delle indagini è poi emerso che un’altra ditta edile, la «Esposito costruzioni sas» sarebbe finita nella rete dei funzionari. Secondo quanto accertato dagli inquirenti, e su questo si basa l’impianto accusatorio della procura, i tassi applicati ai due imprenditori non solo sarebbero più elevati al raffronto tra i Teg calcolati ed i tassi medi pubblicizzati dalla Gazzetta ufficiale per la categoria di riferimento, ma risulterebbero superiori anche dalla semplice comparazione con questi ultimi dei tassi debitori nominali e la commissione di massimo scoperto.

È questa la seconda indagine svolta seguita dal pm Senatore sul caso dell’usura bancaria. Il primo esplose a Cava de’ Tirreni e riguardò sette funzionari della Intesa San Paolo. Per il direttore della filiale cavese subentrò anche il reato di appropriazione indebita. Le indagini, affidate alla guardia di finanza, in quella circostanza partirono dalla denuncia dell’imprenditore Carmine D’Alessio, amministratore della «Mtn Internet Company srl», su presunte irregolarità dell’istituto di credito presso il quale aveva aperto i conti correnti. ( Fonte: Usura bancaria 27 Maggio 2011)

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PER LA TRUFFA DEL PROMOTORE FINANZIARIO LA BANCA MEDIOLANUM CONDANNATA AL RISARCIMENTO 

PESCARA. E’ una sentenza civile del Tribunale di Pescara destinata a far rumore: la Banca Mediolanum è stata condannata a restituire i soldi al cliente pescarese truffato da un promotore finanziario della sua rete. Infatti la banca è stata ritenuta responsabile in solido «per le attività fraudolente commesse dal proprio promotore finanziario Lorenzo Florindi», quindi è stata condannata al pagamento delle somme che il cliente aveva versato al promotore stesso, più gli interessi e le spese di giustizia all’85%.

Un procedimento parallelo a quello dell’inchiesta penale che ha colpito duramente il promotore finanziario che è stato arrestato dalla finanza di Pescara dopo decine di denunce da parte di clienti truffati. 

«La definirei una sentenza pilota molto importante per i cittadini che si trovano in queste condizioni» ha commentato l’avvocato Eugenio Galluppi che ha difeso il cliente truffato e che è riuscito a sconfiggere anche una certa indifferenza della Banca Mediolanum, forse sicura di vincere. Durante il processo, infatti, non c’è mai stata un’offerta al cliente per chiudere il contenzioso.

«A questo mondo c’è giustizia finalmente», dice Renzo nei Promessi sposi: c’è da scommettere che lo stesso avrà pensato il cliente truffato che aveva affidato 35 mila euro al promotore per investirli con rendimenti molto interessanti, salvo poi veder scomparire interessi e capitale. La storia risale all’inizio del 2008 quando a Pescara, nella sede della Mediolanum di viale Bovio, fu proposto al cliente l’acquisto di titoli ad alto rendimento e a rapido disinvestimento. Poi improvvisamente quella sede fu chiusa e la Mediolanum revocò il mandato al promotore. Solo dopo le proteste, il cliente fu convocato in banca e fu messo al corrente che non esistevano soldi investiti a suo nome. Di qui la denuncia e la richiesta alla Mediolanum per il rimborso delle somme versate.

La Banca, come spesso capita in questi casi, si tirò subito fuori dalla vicenda sostenendo di non avere responsabilità: a suo dire, era tutto da dimostrare che il versamento al promotore era finalizzato all’acquisto di prodotti finanziari intermediati dalla Mediolanum. Insomma la colpa era del cliente truffato, definito «negligente e sconsiderato» perché aveva intestato gli assegni al promotore. Inoltre, secondo la Mediolanum, le operazioni erano state realizzate al di fuori dell’ambito della Banca. Nessun cenno invece sul fatto che tutte le operazioni fossero avvenute all’interno della sede della Mediolanum. Il che evidentemente ha avuto un peso se il Tribunale di Pescara ha accolto la richiesta del cliente ed ha sentenziato che la Banca è responsabile dell’attività del promotore, tanto più se esercitata all’interno della banca stessa. Inoltre la responsabilità della Mediolanum non è esclusa dall’irregolare forma di pagamento adottata dal risparmiatore danneggiato: chi conferisce l’incarico di promotore è responsabile in solido dei danni arrecati a terzi. ( Fonte: PrimaDaNoi.it 19/11/12) 

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