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CASI RECENTI DI INFORTUNI, LESIONI, RISARCIMENTO DANNI

 

Vacanza rovinata, turisti risarciti

Insetti e rumori nella camera d’albergo: riconosciuti i danni patrimoniali e legali a due savonesi a 9 anni dal soggiorno

Il pacchetto vacanza prevedeva dieci giorni di relax nella località Los Roques in Venezuela: mare, escursioni, tranquillità. Un paradiso. Questo si aspettavano due coppie di turisti savonesi. Quello che invece avevano trovato era stato proprio un vero inferno: camere da letto rumorose, impianti idraulici ed elettrici poco sicuri, scarsa pulizia, servizio di ristorazione pessimo e con scarsa scelta, attrezzature sulla spiaggia insufficienti e poi gli insetti che svolazzavano e giravano per la camera. Tornati in Italia i quattro turisti hanno fatto causa all’agenzia che aveva venduto loro il pacchetto vacanza e l’organizzatore del viaggio, chiedendo il risarcimento dei danni patrimoniali e morali per vacanza rovinata. E nei giorni scorsi, a quasi nove anni da quella terribile esperienza, il giudice civile Luigi Acquarone, ha dato loro ragione riconoscendo un risarcimento di complessivi 929 euro a testa.

( Fonte : LA STAMPA.it   Autore: Claudio Vimercati  17/02/2013)

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Scivola per il ghiaccio e chiede al Comune un maxi risarcimento

Scanno, richiesta di 28 mila euro all’amministrazione attraverso un atto di citazione davanti al giudice

SCANNO. Scivola per il ghiaccio, si frattura un piede e chiede al Comune di Scanno un risarcimento danni di oltre 28mila euro. Il commissario prefettizio Giuseppe Conti nei giorni scorsi ha ricevuto un atto di citazione davanti al giudice del tribunale di Sulmona da C.L., un cittadino del capoluogo peligno, che ha chiesto un rimborso di oltre 28mila euro per i danni subiti a seguito di un infortunio verificatosi in passato in paese.

L’episodio infatti è accaduto nello scorso inverno.

L’uomo, residente a Sulmona ma sposato con una signora di Scanno, stava percorrendo una strada del centro abitato diretto al Distretto sanitario di via degli Alpini quando improvvisamente è scivolato sul manto stradale ricoperto di ghiaccio, ferendosi al piede. Sulla via, secondo lo sfortunato individuo, c’era una lastra di ghiaccio che l’ha fatto cadere violentemente a terra, procurandogli «danno biologico e invalidità temporanea assoluta e parziale degli arti», secondo quanto riportato nell’atto di citazione sottoscritto dall’avvocato Daniela Colamonte, del foro di Sulmona.

L’uomo fu immediatamente trasportato al pronto soccorso dell’ospedale di Sulmona, dove venne diagnosticata la frattura del piede destro. I medici gli prestarono assistenza, sottoponendolo anche ad un delicato intervento chirurgico. Per il malcapitato pensionato sono seguiti mesi di difficoltà con continue cure mediche.

Ma oggi, visto che non c’è stato accordo sull’indennizzo con la compagnia assicuratrice che garantisce il Comune, l’uomo ha fatto ricorso al giudice per l’ottenimento di un cospicuo risarcimento danni. L’uomo si è sottoposto a una visita medica legale e ha chiesto un risarcimento per i danni subiti. Il sulmonese ha intentato una causa contro l’amministrazione comunale ritenendola responsabile della disavventura accaduta ed ha chiesto un risarcimento che esattamente ammonta a 28mila 500 euro.

Il caso sarà discusso in Tribunale a Sulmona il prossimo 23 gennaio, quando è stata fissata l’udienza davanti al giudice.Il Comune, come da prassi, ha nominato con una delibera del commissario prefettizio il proprio legale, decidendo quindi di resistere e di costituirsi in giudizio.

«Al Comune è pervenuto un atto di citazione teso ad ottenere da parte di un signore una somma relativa al risarcimento per il ristoro dei danni subiti a seguito di una caduta», commenta il viceprefetto Conti, «e ritenuto necessario costituirsi in giudizio è stato conferire incarico all’avvocato Adele Buccini del foro di Sulmona come patrocinatore della causa ».

Non è questa la prima volta che i cittadini chiedono il risarcimento danni per incidenti avvenuti per la strada, ritendendo quindi responsabile il Comune che però non vuole riconoscere la responsabilità di quanto accaduto.

Una situazione comunque legata al maltempo di queste settimane . Temperature in linea con la media stagionale che determinano difficoltà aggiuntive in termini di viabilità.

I prossimi giorni saranno importanti per definire la dinamica dell’episodio. ( Fonte : il Centro – l’ Aquila  Autore : Massimiliano Lavillotti 09/12/2012)

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Bimbo cadde a scuola, risarcisce il ministero

Dopo nove anni la famiglia ha ottenuto giustizia. Nei giorni scorsi, infatti, la suprema corte di Cassazione ha condannato il ministero dell´Istruzione a risarcire con 8 mila euro i genitori di un bambino vicentino che era rimasto ferito a scuola.

I fatti risalgono al novembre del 2003. All´epoca, Luca, di 8 anni, frequentava la scuola elementare Arnaldi di viale Sant´Agostino, in città. Un giorno, entrando a scuola, il piccolo era scivolato da solo, andando a sbattere con il viso su un gradino. Aveva subito una profonda ferita al labbro superiore e si era rotto anche due denti. Erano stati subito informati i famigliari che lo avevano accompagnato prima al pronto soccorso per farsi medicare, e successivamente in uno studio odontoiatrico per la sistemazione dell´arcata dentaria. In totale, le spese mediche furono di circa 4.500 euro.

La famiglia, come di prassi, chiese il risarcimento dei danni al ministero, attraverso una compagnia assicurativa. Ma da allora il caso si arenò per una lunga serie di vicissitudini giudiziarie. L´assicurazione, infatti, che prima aveva assicurato il pagamento, e aveva fatto visitare il bambino da un medico legale, aveva poi bloccato il risarcimento sostenendo che il fatto non poteva essere attribuito, come responsabilità, al ministero stesso perchè l´infortunio era avvenuto al di fuori del normale orario scolastico (cioè prima dell´inizio delle lezioni). I genitori, con il loro legale, avevano sottolineato come in realtà l´incidente fosse avvenuto sì qualche minuto prima dell´orario d´inizio, ma che è del tutto comune – oltre che preferibile – che un allievo si presenti in classe prima del suono della campanella.

La lunga querelle si è chiusa appunto dopo nove anni dall´incidente; la famiglia aveva chiesto un rimborso complessivo più alto, ma i giudici supremi hanno condannato il ministero a pagare le spese legali.   ( Fonte : IL GIORNALE DI VICENZA.it  18/11/2012)

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Bambino morso dal cane risarcito con 10 mila euro

San Donà. Il piccolo di quattro anni era stato aggredito a Campagna Lupia riportando profonde ferite al capo e al tronco. E subendo un danno psicologico

Bambino di 4 anni aggredito da un cane da caccia nei pressi di un agriturismo di Campagna Lupia, oggi il risarcimento di 9.500 euro dopo una guerra contro le assicurazioni che si è trascinata per diverso tempo.

Un’odissea per la famiglia del bambino che chiedeva giustizia. Il piccolo, che abita con la famiglia a San Donà, ha riportato lesioni con profonde ferite su capo e tronco in seguito ai morsi del cane. Furono momenti di grande paura quando il cane lo aggredì all’improvviso. A causa della grave e pericolosa aggressione, il piccolo aveva subito anche un danno psicologico serio. L’assicurazione della controparte contestava tale patologia in quanto il loro medico fiduciario non aveva riscontrato gravi postumi a livello psichico, vista l’iperattività del piccolo. Era in realtà un mutamento caratteriale dovuto alla pressione e alla paura intensa patita in questo periodo dopo l’incidente. Inoltre, il piccolo ha sofferto di gravi disturbi della evacuazione di feci e urine, nei vestiti, a letto e altri luoghi.

«L’assicurazione non voleva considerare alcuna delle rimostranze fatte dal nostro studio e offriva una liquidazione complessiva di cinquemila euro di spese mediche», spiega Riccardo Vizzi, consulente allo Studio 3A di Risarcimento Assicurato S.r.l., «ma siamo riusciti a portare a casa un risarcimento complessivo pari a 9.500 euro in sede stragiudiziale. Grande stupore», aggiunge, «desta il modo in cui le assicuraizoni continuano a impugnare la nuova riforma, considerando lesioni di per sè serie o addirittura gravi, al limite del concepibile, non ritenendole degne di risarcimento alcuno e andando così a cercare di escludere il diritto di ogni cittadino di far fede in un giusto risarcimento per ogni danno che sia accertato e definito dall’autorità medica».  ( Fonte : la Nuova  Autore : Giovanni Cagnassi 03/11/2012)

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Vacanza rovinata? Lo stress va risarcito senza bisogno di prove

Non sei un turista fai da te e ti sei affidato ad un’Agenzia per non incorrere brutte sorprese? Non sempre una vacanza organizzata si rivela un passaggio momentano per il paradiso terrestre in cui abbandonare lo stress della vita quotidiana.

La cosa non poteva restare impunita. Per ottenere il risarcimento del danno morale da “vacanza rovinata” basta dimostrare l’inadempimento del tour operator agli impegni assunti nel contratto, ovviamente il danno deve essere inteso come lesione dell’interesse del turista al pieno godimento del viaggio organizzato come occasione di piacere o riposo.

La Cassazione nella sent. n. 7256 del 2012 è molto chiara: non è necessario, per il turista che abbia subito un disagio psicologico dall’annullamento del pacchetto turistico, provare anche tale suo stato d’animo interiore.

La Cassazione, in merito a due sposini in viaggio di nozze che avevano chiesto il riconoscimento dei danni poiché il luogo e la vacanza non corrispondevano a quanto riportato sul dépliant, ha ritenuto sufficiente la prova fornita dai turisti dell’inadempimento dell’operatore turistico e ha accolto anche la richiesta di risarcimento del danno morale (oltre a quello patrimoniale) richiesta dai coniugi. In un patto di viaggio in cui nella “vacanza” lo “svago” è l’elemento principe in sé e che l’operatore è obbligato a garantire secondo il Codice del Turismo, l’irrealizzazione parziale o totale di tale sogno vacanziero costituisce già di per sé la prova del danno cagionato al consumatore-turista.

Sarebbe difficoltoso, precisano i giudici, dimostrare in causa lo stress subito a causa della “vacanza stressante” e tale danno si “presume”, senza bisogno che sia dimostrato concretamente con prove come certificati medici, testimoni e via dicendo.

Nel caso in esame, la Corte ha desunto la particolare gravità dell’inadempimento contrattuale da parte del tour operator, e quindi la sussistenza del danno da vacanza rovinata a favore dei coniugi, dalla speciale occasione di viaggio concordata dalla coppia: occasione unica e irripetibile, la luna di miele.

Troppo spesso le vacanze organizzate non sono sinonimo di qualità dei servizi, sebbene paventati nei pacchetti turistici all inclusive. Le aspettative del consumatore vengono sempre più spesso deluse: i disservizi che trovano, particolarmente in paesi stranieri variano da strutture alberghiere inadeguate ai mezzi di trasporto o alle carenze informative in loco. Troppe vacanze rovinate, troppi turisti delusi e danneggiati.

Nel nostro ordinamento per tutelare tutti noi consumatori-turisti è stata introdotta una nuova categoria di danno: il “danno da vacanza rovinata”, a tutela degli interessi dei viaggiatori.

La legge riconosce al turista, nel caso di inadempimento contrattuale dell’operatore turistico, che non sia di scarsa rilevanza, la possibilità di chiedere, oltre allo scioglimento del contratto, il risarcimento del danno morale rapportato al tempo di vacanza inutilmente trascorsa e all’irripetibilità del viaggio. Anche questo è un passo avanti nella tutela dei diritti della persona. ( Fonte : civicrazia  15/06/2012)

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Taggia: cade al parco giochi e rimane ferito, bambino di 7 anni finisce all’ospedale

Un bambino di sette anni è rimasto ferito, nel tardo pomeriggio, intorno alle 18.30, al parco giochi di Taggia, sul lungomare, dopo essere rovinato a terra. Il piccolo, che in seguito la brusca caduta lamentava dolori in diversi punti del corpo, e in particolare alla schiena, è stato soccorso da un equipaggio della Croce Verde di Arma, inviata dal 118. Immobilizzato è stato successivamente trasportato in ospedale a Sanremo per gli accertamenti del caso. ( Fonte : SANREMO news.it  Autore: Renato Agalliu  08/06/2012) 

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Dodicenne si fece male al parco giochi: risarcito con 11 mila euro

AGROPOLI – Si frattura la tibia sul tappeto elastico: il titolare del parco giochi è stato condannato al risarcimento. È quanto ha disposto il tribunale di Vallo della Lucania.

La vicenda risale al 2004, quando un bambino di 12 anni, residente ad Agropoli, nel Cilento, si fratturò la tibia della gamba destra su un tappeto elastico di un parco giochi privato che sorge nella cittadina cilentana.

Subito dopo l’incidente, la famiglia del bambino denunciò il proprietario del parco, chiedendo un risarcimento. A otto anni di distanza, il tribunale ha accolto le richieste del legale della famiglia condannando il titolare del parco giochi al risarcimento di undicimila euro più le spese legali.

Secondo la sentenza, infatti, all’origine dell’incidente vi sarebbe la rottura di una molla del tappeto elastico, causata evidentemente da una cattiva manutenzione del tappeto. ( Fonte : IL MATTINO.it  17/03/2012) 

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iPod nano bruciato: la Apple risarcisce una coppia giapponese

Alla fine del 2011, la Apple decise di avviare un programma di sostituzione che si occupava di ritirare i modelli di iPod nano di prima generazione. Gli utenti, dopo aver verificato che i modelli fossero quelli soggetti alla sostituzioni, potevano ricevere a casa una variante del tutto nuova, ma comunque obsoleta. Alcuni fortunati, però, hanno ricevuto iPod Nano di sesta generazione poiché le scorte di quelli di prima generazione erano terminate.

Come mai la Apple prese questa decisione? Vi avevamo già spiegato che tali dispositivi erano potenzialmente pericolosi, difatti, potevano surriscaldarsi a tal punto da esplodere.Non si trattava di un timore infondato, difatti, alcune persone hanno avuto delle spiacevoli disavventure con i propri iPod di prima generazione. Non tutti, però, hanno pensato che potesse essere un piccolo incidente di percorso, ma alcuni hanno deciso di ricorrere a vie legali. Soprattutto una coppia giapponese ha scelto di denunciare casa Cupertino per ottenere un rimborso adeguato. Gli estremi per lanciare una causa legale, ovviamente, c’erano. Il possessore dell’iPod difettato, difatti, ha addirittura riportato ustioni alla mano a causa del device eccessivamente surriscaldato. La causa, partita a luglio, ha avuto finalmente una conclusione.

La Apple è stata costretta dal tribunale di Tokyo a pagare la cifra di 6000 Yen alla coppia giapponese. I vincitori sono riusciti a battere casa Cupertino proprio grazie al programma di sostituzione lanciato dall’azienda per ritirare quei modelli di iPod. Secondo il giudice, infatti, tale programma confermava l’esistenza di un problema.

Circa 5600 euro sono usciti dalle tasche della mela morsicata che solitamente è abituata a far entrare soldi nelle proprie casse e non il contrario.  ( Fonte : BlogLive.it  Autore: Desiree Catani 13/03/2012)  

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Vacanza rovinata: Cassazione, va risarcito il danno anche in caso di semplici disservizi

Anche in caso di semplici disservizi in vacanza, si può avere diritto al risarcimento dei danni. È quanto afferma la Corte di Cassazione specificando che la regola del risarcimento danni da vacanza rovinata vale anche se una parte dei servizi acquistati con una tessera club sono stati venduti a prezzo forfettario. La decisione è della terza sezione civile della corte (sentenza n. 3256/2012) che ha dato ragione ad una coppia di vacanzieri che aveva acquistato un soggiorno di due settimane in un villaggio turistico. I due malcapitati turisti avevano anche acquistato una tessera club con la quale avrebbero dovuto poter usufruire di vari servizi come la spiaggia attrezzata, la piscina, l’animazione e un mini club per i bambini.

 Ma le cose non sono andate proprio per il verso giusto perché i due vacanzieri hanno trovato una spiaggia angusta e con tante barche li posteggiate che rendevano una zona poco balneabile. E non solo, l’intrattenimento si era dimostrato poco professionale e il personale poco competente.

Inizialmente sia il Tribunale sia la Corte d’Appello avevano rifiutato le richieste di risarcimento da vacanza rovinata. I giudici di merito in particolare avevano ritenuto che i due vacanzieri avevano scelto un villaggio di un livello “non di eccellenza” e che, in ogni caso, i disservizi lamentati altro non erano che “mere facilitazioni accessorie al soggiorno non autonomamente valutabili rispetto all’alloggio essendo esclusivamente destinati ad un godimento piu’ intenso del servizio del villaggio”.

Ribaltando il duplice verdetto la corte di cassazione ha evidenziato che “la spiaggia attrezzata, il miniclub, la piscina e l’animazione…” non sono soltanto degli “accessori all’alloggio” ma debbono considerarsi “strettamente funzionali alla finalita’ turistica. Finalita’ che il consumatore, al momento della stipulazione del contratto, persegue ed e’ determinante nella scelta di un albergo strutturato come villaggio turistico, caratterizzato dalla prestazione di servizi aggiuntivi alla ospitalita’ e ai suoi tradizionali e convenzionali accessori, piuttosto che un altro”.  ( Fonte : Studiocataldi.it  Autore: N.R. 02/03/2012) 

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Cade e si frattura la spalla, dimesso dall’ospedale muore il giorno dopo

Giallo sul decesso di un 53enne, i familiari chiedono che venga fatta luce sulla vicenda. Oggi l’autopsia disposta dal magistrato

VENEZIA – È morto a Jesolo Esterino Toffano, ora la famiglia chiede di fare chiarezza. Questa mattina il medico legale Antonello Cirnelli effettuerà l’ autopsia, disposta dal magistrato Alessia Tavernesi. Rimane al momento avvolta nel mistero la morte dello jesolano, molto conosciuto nella cittadina balneare per la sua attività di esercente (aveva un negozio al Lido fino ad un paio di anni fa) e per il suo impegno in particolare nell’ambito della sicurezza; il 18 marzo avrebbe compiuto 53 anni.

«Vogliamo capire esattamente perchè è morto», dice la figlia Tania, distrutta dal dolore per la perdita del papà. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, Esterino domenica mattina si è infortunato alla spalla destra a seguito di una caduta fortuita in casa. Verso le 8 del mattino si reca all’ospedale, dove viene visitato e diagnosticata la frattura. Dopo circa tre ore viene dimesso con una bendatura, nonostante il medico gli avesse proposto il ricovero. Il giorno dopo avrebbe dovuto ritornare all’ospedale di via Levantina per verificare le sue condizioni. Ma al mattino viene trovato riverso sul pavimento della camera da letto, dalla moglie Anita Codognotto, che con la figlia Tania chiamano subito il 118.

«Quando sono arrivati i medici ci hanno riferito che non c’era più nulla da fare, papà era deceduto – spiega ancora Tania – avevamo già fissato il funerale, ma abbiamo dovuto rinviare per scoprire la reale causa di morte. Per questo ci siamo recati in ospedale per sollecitare l’esame autoptico, ma non c’è stato verso».

L’unico modo per la famiglia di avere la certezza sulla causa di morte è stato presentare l’esposto ai carabinieri. «Vogliamo sapere perchè è morto – ribadisce la madre Bruna – sapere cos’è successo esattamente, se dipende da quello che aveva al cuore o se in conseguenza all’infortunio e quindi se ci sono delle responsabilità. Sono distrutta dal dolore, mi manca così tanto mio figlio». Solo dopo l’esame autoptico sarà possibile fissare la data dei funerali. ( Fonte : IL GAZZETTINO.it  26/01/2012)

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Tifoso della Bassa ferito allo stadio

Si è trovato sotto una pioggia di bengala e bombe carta lanciati dagli ultrà della curva Nord ed è rimasto ferito a una gamba. Diego Losi, 38enne di Retegno papà di due bambini di otto e sei anni, non immaginava che la partita Atalanta-Juventus di sabato scorso allo stadio di Bergamo gli sarebbe costata cinque punti di sutura a una gamba e quindici giorni di prognosi. Il lodigiano è un tifoso bianconero, ma di quelli alla buona, che a vedere la «Signora» c’era stato un’altra volta appena. In compagnia di due amici juventini e di un terzo tifoso dell’Atalanta, sabato Diego aveva deciso di trascorrere una serata diversa dal solito, ma ad un minuto appena dal fischio d’inizio si è trovato al centro di una contestazione che non ha fatto nemmeno in tempo a capire. «In campo l’arbitro aveva dato un minuto di silenzio per un alpinista bergamasco che ha perso la vita e all’improvviso ci siamo visti arrivare un mucchio di petardi addosso – racconta Diego – ho sentito un botto pazzesco e subito dopo un bruciore alla gamba, mi sono guardato i jeans e ho visto che erano sporchi di sangue». Un petardo lanciato dagli Ultrà Juventini ha colpito il retegnino al polpaccio procurandogli un taglio di cinque centimetri. Non è andata meglio al collega di lavoro Fabio Zanchi, lui di Bergamo, che sempre in seguito alla raffica di petardi ha riportato abrasioni su tutto il corpo. Così, mentre i giocatori in campo iniziavano a fare girare palla, i due hanno disceso a fatica le gradinate della curva Sud dove si trovavano e gli stuart sono accorsi in loro aiuto. Dopo una medicazione d’emergenza all’infermeria dello stadio, Diego e il compagno hanno quindi raggiunto il pronto soccorso della clinica Gavezzini di Bergamo dicendo definitivamente addio alla partita e alla serata di svago. Le cose infatti non sono filate via lisce neppure lì: «Mi hanno rifatto la medicazione e poi mi sono messo ad aspettare il mio turno, erano le nove e mezzo (di sera) e alle undici e mezzo, dopo due ore, avevo davanti a me ancora sette persone – ricorda Diego -, così ho deciso che era meglio arrangiarmi da solo». Con la gamba ancora dolorante e faticando a camminare, il 38enne ha lasciato la clinica e i colleghi di trasferta l’hanno caricato in macchina fino a Milano dove vivono e il lodigiano aveva lasciato la sua auto. Quindi il 38enne si è messo al volante e ha guidato fino al pronto soccorso di Codogno, dove finalmente il taglio è stato cucito. Quando è rientrato a casa erano ormai le due di notte, Atalanta-Juventus già finita da un pezzo senza che lui fosse riuscito a vederne uno sprazzo. Ad attenderlo, in ansia, la moglie: «Pensavo che sarebbe stata una serata tranquilla, in curva Sud il mio amico ci andava da piccolo con suo papà – ha concluso Diego – e se la partita fosse stata di pomeriggio ci avrei portato anche mio figlio. Ringrazio il cielo che il petardo non sia scoppiato ad altezza viso perché non so come sarebbe andata a finire».  ( Fonte : il Cittadino.it  Autore : Laura Gozzini 25/01/2012)

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Giocatore risarcito per l’infortunio

Senza assicurazione, società condannata a pagare 50mila euro

PESCARA. Tre anni fermo per un infortunio e 50mila euro di risarcimento: tanto ha ottenuto un giocatore della Flacco Porto dalla ex società laziale che lo aveva fatto giocare senza dirgli che non era assicurato. A stabilirlo è una sentenza del tribunale civile di Anzio Lavinio destinata a fare scuola nell’ambito del calcio dilettantistico perchè, in favore del giocatore, rileva un’omissione di tutela da parte della società. Colpevole, secondo il giudice, di aver mandato il ragazzo in campo senza comunicargli che non era ancora tesserato e, dunque, neanche assicurato. Protagonista della vicenda è Jonathan Skoczek, 23enne italo-belga tornato a vivere a Pescara, città di origine dei genitori, dopo la breve e sfortunata parentesi nell’Anzio Lavinio, la società laziale che a luglio del 2007 ne aveva acquistato il cartellino dalla sua squadra belga di serie C. Ma Skoczek, oggi giocatore di Promozione nella Flacco Porto di Pescara, e al tempo annunciato come l’attaccante che avrebbe fatto vincere il campionato di Eccellenza all’Anzio Lavinio, non fa in tempo a giocare neanche una partita perchè durante un allenamento, ai primi di agosto del 2007, resta vittima di un’entrata pesantissima che gli rompe i legamenti del ginocchio. È allora che, nel chiedere alla società la copertura assicurativa, il giovane che aveva sottoscritto tutti i moduli del tesseramento già il 17 luglio, scopre di non essere tesserato e di non avere nessuna polizza. Ma per quel grave infortunio Skoczek deve sottoporsi a due interventi chirurgici e un mese di ricovero in una clinica specializzata, e quando chiede al presidente della società di aiutarlo almeno nella copertura delle spese mediche, ottiene un secco rifiuto. È allora che il giovane, sostenuto dalla famiglia, avvia la battaglia legale affidata agli avvocati pescaresi Alessandro Palucci e Claudio Croce e che, dopo una serie di udienze, si è conclusa lo scorso luglio con la vittoria del risarcimento. Cinquantamila euro tutti ancora da riscuotere dal giocatore e studente universitario. Cinquantamia euro che la società dell’Anzio Lavinio dovrà pagare per aver omesso di comunicare al giocatore che non era ancora tesserato (dopo che la Figc il 30 luglio aveva chiesto ulteriore documentazione); ma anche per aver omesso, con questo, di impedire al giocatore di proseguire gli allenamenti e le amichevoli, di non avergli comunicato i rischi che correva in caso di infortunio e di non avergli comunicato che poteva stipulare autonomamente una polizza infortuni. Un caso originale, a livello giurisprudenziale, che trae origine, come spiegano i legali del ragazzo, dai princìpi generali stabiliti dalla Cassazione civile in merito alla condotta omissiva a tutela di un diritto altrui, che può nascere non solo da una norma di legge o da una previsione contrattuale, ma anche «nel caso in cui il soggetto obbligato, pur consapevole del pericolo cui è esposto un altro soggetto, si astenga dall’impedire che la situazione di pericolo si traduca in situazione di danno». In pratica, a prescindere da specifici obblighi contrattuali o da singole norme di legge, la società sportiva tacendo le problematiche inerenti la richiesta di tesseramento e la conseguente mancanza di copertura assicurativa, non avrebbe agito in modo da preservare gli interessi dell’altra parte. ( Fonte : il Centro Pescara  Autore : Simona de Leonardis 02/11/2011)

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Bullismo a Milano, i genitori pagano per le figlie violente e perdono la casa

Le figlie fanno le bulle, i genitori pagano. C’è un caso che farà discutere a Milano dove, in seguito a episodi di bullismo di due ragazzine, i rispettivi genitori rischiano di perdere la casa, già pignorata. Tutto è nato da un fatto successo quasi dieci anni fa, nel 2002, quando le quindicenni Valeria e Sara picchiarono una ragazzina di 13 anni e le rubarono il telefonino. Le due furono denunciate per rapina aggravata. Dopo anni e anni di battaglia legale al processo civile i genitori di Valeria e Sara sono stati condannati al pagamento di ingenti somme di denaro come risarcimento alla famiglia della vittima, “per non avere educato adeguatamente e non aver ben vigilato sulle proprie figlie”. Tanti soldi: più di 46mila euro, divisi tra spese varie.Il fatto che le famiglie “colpevoli” abbiano dichiarato di non avere a disposizione tutto il denaro non ha fermato la giustizia: i loro immobili sono stati pignorati. Se entro il 27 febbraio i pagamenti non saranno effettuati le case verranno messe all’asta. ( Fonte : FattiDiCronaca  15/09/2011) 

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Compra carne scaduta al supermercato e finisce al Pronto Soccorso

E’ successo a Torino. Qui, nel supermercato Bennet di via Giordano Bruno di Torino (periferia sud della città), un uomo ha acquistato della “carne salada” cruda scaduta da due settimane. La Procura di Torino ha già aperto un’inchiesta. Secondo i Carabinieri del Nas, coordinati dal pm Raffaele Guariniello, la carne, al momento della vendita, era scaduta da due settimane, come riportato dall’etichetta sulla confezione del prodotto.

Nel registro degli indagati della Procura sono finiti sia i due responsabili del punto vendita Bennet che l’azienda di Trento che confeziona la carne in questione. I primi sono indagati per commercio di sostanze alimentari nocive, i secondi per frode nel esercizio del commercio. Quest’ultima accusa si riferisce al fatto che sulla confezione della carne vi sono diciture contraddittorie tra loro che possono confondere i clienti, com’è successo allo sfortunato cliente che è finito in Pronto soccorso: la scritta “Scarpaccio di carne” induce il cliente a consumare il prodotto crudo, cosa che poi è vivamente sconsigliata sulla stessa etichetta, ma in modo meno evidente.  ( Fonte : DONNA MODERNA.COM  11/08/2011) 

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Morso dal cane, deve risarcire la padrona

Azzannato a una gamba, chiede i danni: condannato a rimborsare tutte le spese legali

CAMPODARSEGO. Viene morso da un rottweiler e chiede i danni. Ma è condannato a rimborsare tutte le spese processuali sostenute dalla padrone del cane che l’ha aggredito, quasi 7 mila euro. Paolomberto Zoccarato, 24 anni, non avrebbe «mai creduto di passare dalla parte del torto». Il giovane si sente «deluso e arrabbiato. Ricorrerei in appello – ammette – ma questa storia mi è già costata 5 anni di amarezze e 11 mila euro, se si considerano anche le mie spese legali. Come possiamo noi giovani avere fiducia nella giustizia?».

D’altra parte la sentenza non lascia dubbi: per il giudice, il responsabile dell’aggressione del cane è l’aggredito. E nessuna colpa può essere imputata a Marilisa Zuin, la proprietaria del rottweiler. L’episodio risale al luglio 2006. A Zoccarato, all’epoca ventenne, era stato regalato un labrador e voleva addestrarlo. Andò al campo di addestramento dell’unità cinofila della Protezione civile di Curtarolo, di proprietà comunale. «Volevo informarmi se potevo addestrarlo al salvataggio – ricorda – All’interno della recinzione c’erano 3 cani in addestramento da parte di 3 volontari della Protezione Civile: 2 rottweiler e un labrador. Sono stato invitato a entrare, ho rifiutato perché ho paura dei mastini. Hanno insistito, mi sono fidato». E l’aver ceduto si è rivelato un errore.

 «Quando sono entrato nel recinto la Zuin ha impartito al rottweiler un “terra”, il cane si è disteso – racconta Zoccarato – ma appena gli sono stati tolti museruola e guinzaglio è scattato e mi ha morsicato una coscia. Sono scappato, ma il rottweiler mi ha rincorso e mi ha azzannato la caviglia facendomi cadere a terra. Mi hanno dato 5 punti alla caviglia, per la coscia lacerata i medici mi hanno detto che doveva rigenerarsi da sola. Sono stato una settimana con la gamba sollevata, ho fatto un mese di letto e ho avuto tanti problemi. Quando mi sono ripreso, sostenuto dai miei genitori, ho citato la proprietaria del rottweiler per danni, poche migliaia di euro».

Tra una visita legale e il tribunale, Zoccarato si è ben presto reso conto della complessità della questione. Dopo più di 4 anni e l’avvicendamento di 3 giudici, la sentenza. Per lui choccante. «Sulla ricostruzione della dinamica – si legge negli atti processuali – non sussistono margini di dubbio: Zoccarato si trovava all’interno del recinto perché autorizzato da un responsabile del centro ed è stato il cane a morderlo, ma la Zuin stava eseguendo una direttiva. Il giudice non l’ignora, ma la giurisprudenza dell’ultimo decennio è concorde nel ritenere che la responsabilità delineata non è fondata sulla colpa ma sul rapporto di fatto con l’animale, con la conseguenza che la prova liberatoria consiste nella dimostrazione dell’intervento di un fattore esterno idoneo a interrompere il nesso di causalità tra il comportamento dell’animale e l’evento lesivo». In pratica, «l’essersi introdotto volontariamente all’interno del campo di addestramento senza protezione nonostante l’autorizzazione dell’operatore» configura «un fatto colposo del danneggiato». Che per il giudice avrebbe dovuto declinare l’invito a entrare nel recinto. ( Fonte : il Mattino di Padova  Autore: Giusy Andreoli 30/03/2011) 

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I cittadini inciampano sui rifiuti e fanno causa al Comune

L’amministrazione municipale di Palermo è sommersa dalle richieste di risarcimento danni. L’hanno portata in tribunale persone cadute per colpa delle buche stradali, oppure inciampate su marciapiedi dissestati o ancora sui cumuli di immondizia abbandonati per strada

Nella maggior parte dei casi, 96 tra il settembre 2010 e il febbraio scorso, la colpa è stata delle buche stradali. Ma pesano anche i marciapiedi dissestati, 88 casi, i tombini fognari scoperti (52) e le macchie d’olio (36). Ci sono pure dodici palermitani che si sono rivolti al giudice dopo essere stati morsi dai cani randagi. E sette che hanno chiesto i danni dopo essere inciampati su cumuli di rifiuti abbandonati lungo le strade. Il Comune è sommerso da richieste di risarcimenti: negli ultimi sei mesi a Palazzo delle Aquile ne sono arrivate 488. Un numero enorme, che ha fatto tremare i polsi alla burocrazia comunale che non ha un euro in cassa per pagare.

Le richieste di risarcimento sono cresciute in modo esponenziale: se nel 2008 erano state 659 e nel 2009 si erano attestate a quota 696, quest’anno – spiegano dagli uffici – rischiano di superare quota mille. Il Comune dalle casse vuote – quando riceve le lettere dei legali che in genere propongono una mediazione – non riesce a pagare. E aspetta che siano i giudici a imporglielo. Nel 2010 sono state 140 le sentenze di condanna che Palazzo delle Aquile ha liquidato. Nel 2011, in soli due mesi, sono già 35. “Ma le condanne sono di più – spiegano i tecnici – queste sono solo quelle che siamo riusciti a pagare”.

Gli importi da accantonare sono imprevedibili, ma ammontano a milioni di euro. Basti pensare che la maggior parte dei debiti fuori bilancio – che ogni anno pesano sulle casse del Comune per oltre 20 milioni -sono rappresentati proprio da sentenze di condanna, e spesso per risarcimenti.

La maggior parte delle richieste di danni avviene dopo incidenti causati dalle strade groviera: la crisi dell’Amia, e la riduzione sensibile degli interventi di manutenzione stradale, ne hanno accresciuto il numero. Ma le buche non sono l’unica causa di contenziosi: tra le 488 richieste di risarcimento ce ne sono anche 40 per incidenti causati da dissesto del manto stradale, 25 da allagamento delle strade, dieci dai cordoli spartitraffico, 36 da macchie d’olio, due da cassonetti per la raccolta dell’immondizia, 24 da buche nei marciapiedi, 12 da cani randagi e 96 da cartelli stradali, alberi e cartelloni pubblicitari franati su persone o macchine.

Nelle cause civili il Comune soccombe quasi sempre. Tra le sentenze di condanna emesse nel 2010 ci sono i casi più svariati: al signor G. P. sono stati liquidati 17 mila euro per una brutta caduta nella buca di una strada di Borgo Nuovo. Un automobilista ha invece ricevuto 7 mila euro per i danni causati alla sua Mercedes dall’allagamento del sottopassaggio di via Belgio durante un acquazzone.

A cinquemila euro ammonta il risarcimento che il Comune ha versato a un ragazzo che ha avuto un incidente stradale con il motorino lungo viale Regione siciliana a causa di una macchia d’olio, non segnalata, all’altezza di via Giafar. Tremila euro, invece, sono andati all’automobilista che in via del Vespro è finito con la macchina contro un cordolo spartitraffico poco visibile nella strada buia. Ottomila euro sono stati invece liquidati a un ottantenne caduto a causa di un avvallamento sul marciapiede di via Ruggero Settimo.

Il Comune è stato ritenuto corresponsabile (e ha dovuto pagare tremila euro) anche di un incidente avvenuto in via Polibio tra una macchina e una moto: l’auto andava ben oltre i limiti di velocità, ma sull’asfalto non era segnalato lo stop.

Palazzo delle Aquile, sommerso dalle richieste ma anche dalle condanne, aveva addirittura pensato di dotarsi di un team di consulenti di parte che potessero fare i suoi interessi. Ma poi ci ha rinunciato. “A che servirebbe? Solo a spendere altri soldi – dice un burocrate – Il consulente medico può accertare che il danno ci sia, non che sia stato effettivamente causato dalla buca”. Perché il sospetto che corre tra i corridoi di Palazzo delle Aquile è che alcuni avvocati spregiudicati abbiamo deciso di trasformare quello dei risarcimenti in un business. “Tanto il Comune viene quasi sempre ritenuto responsabile perché considerato proprietario delle strade”. E condannato al pagamento delle spese legali.

Per tentare di frenare la valanga che si sta abbattendo sulle casse dell’amministrazione, il Comune ha deciso di centralizzare la gestione degli incidenti creando uno staff che dall’estate scorsa riceve tutte le richieste di risarcimento, le smista ai settori di competenza o alle ex municipalizzate e coordina i sopralluoghi. “Speriamo solo che le richieste non aumentino ancora”, dicono al Comune.  ( Fonte : la Repubblica PALERMO.it   Autore: Sara Scarafia  05/03/2011)   

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Cade sulla neve: il negozio paga

La donna, 76 anni, era scivolata uscendo da un supermercato

ROVERETO. Sarebbe bastato un semplice cartello e la corte di Cassazione non si sarebbe occupata di una banale (anche se dolorosa) caduta all’uscita di un supermercato roveretano. Invece il cartello non era stato messo, nè la neve pulita a dovere, e così i giudici del Palazzaccio hanno esaminato il ricorso di una quasi ottantenne e le hanno dato ragione: la responsabile sicurezza del supermercato le deve risarcire i danni patiti. Ma partiamo dai fatti che risalgono al 29 novembre 1005 quando la signora (allora aveva 76 anni) andò con la figlia a fare la spesa in un supermercato in città. Quel giorno aveva iniziato a nevicare dalla mattina e, secondo il racconto delle due, all’uscita l’anziana era scivolata sul misto di neve fradicia e ghiaccio, cadendo rovinosamente e riportando una frattura scomposta del collo omerale con tanto di prognosi di 40 giorni. Il punto su cui si è dibattuto è l’obbligo di risarcimento del danno da parte della responsabile del punto vendita, ossia la persona che, in casi come questi, avrebbe dovuto mettere un cartello per avvertire del pavimento sdruciolevole o farlo pulire in modo da evitarne l’insidiosità. Sia il giudice di pace che il tribunale avevano ritenuto l’imputata esente da responsabilità perché era assente al momento dell’incidente. Per il difensore della ferita, invece, la dirigente «deve vigilare in materia di prevenzione non solo degli infortuni dei dipendenti, ma anche degli incidenti che possano riguardare terzi» sempre e comunque. La Cassazione ha trovato fondato il ricorso. Non solo. Nella sentenza ha sottolineato come fosse pacifico che fosse l’imputata la persona tenuta ad attivare le procedure e gli interventi (previsti dalla società proprietaria del supermercato) per evitare gli incidenti ai danni di clienti in caso di precipitazioni nevose, interventi che prevedevano anche la rimozione della neve. O in suo assenza che questo dovesse essere fatto da una persona appositamente delegate. I giudici della Cassazione si sono occupati anche di come sono state considerate le parole dell’infortunata, in particolare in relazione al fatto che nelle ore precedenti l’infortunio fosse effettivamente nevicato. «Il riscontro alle dichiarazioni della persona offesa – scrivono dal Palazzaccio – era venuto dalle parole della figlia, presente ai fatti. La sola circostanza del rapporto di parentela non può costituire elemento decisivo per affermare l’inattendibilità delle deposizioni. Né il dubbio in relazione alla nevicata appare legittimamente suffragato dall’esibizione (come è stato fatto da parte della difesa della responsabile del negozio) di un bollettino meteorologico». Alla luce di tutto questo, la Cassazione ha accolto il ricorso della signora, ha annullato la sentenza di assoluzione della dirigente del supermercato e ha rinviato tutto al giudice civile competente. ( Fonte : TRENTINO  30/09/2007)

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Valigia smarrita, risarcito per la vacanza rovinata

Le ferie sono sacrosante. E chi le rovina, calpesta il diritto, costituzionalmente garantito, a «esplicare la propria personalità anche in vacanza, intesa quale luogo privilegiato di ricreazione e rigenerazione della persona». Parole di Angela Ressa, giudice di pace di Milano, che ha condannato una compagnia aerea, la Royal Air Maroc, a risarcire con 1.631 euro il signor Andrea Fumagalli, avvocato di Gorgonzola, che il 2 agosto del 2005 partì da Malpensa per Casablanca e vi atterrò senza valigia. Il bagaglio lo ritrovò poi in aeroporto al ritorno, tre settimane dopo, ma la sua vacanza era ormai da dimenticare. «Per quattro giorni – ricorda – mi dissero di aspettare a Casablanca, assicurandomi che la valigia sarebbe presto arrivata. Poi mi dissero di andare a Marrakech, dove aspettai altri cinque giorni in albergo. Non avevo una borsa, uno spazzolino, un bagnoschiuma, i medicinali: dovetti procurarmi tutto. Avevo solo la carta di credito e un po’ di contanti, mi feci spedire altro denaro con il Money Gram, spendendo 49 euro per le commissioni, cambiai tutte le tappe del viaggio e il programma dei miei soggiorni in albergo». E niente foto-ricordo: il carica batteria della macchina fotografica era rimasto a Malpensa. Ma soprattutto, perse il bene più prezioso: il relax, agognato traguardo dopo un anno di udienze e tribolazioni nelle aule del tribunale. «Quei giorni li trascorsi invece al telefono, cercando di spiegare il mio caso che si faceva sempre più complesso in inglese con chi parlava francese». Tornato in Italia, Fumagalli ha trovato subito le sue valigie all’ ufficio oggetti smarriti di Malpensa. «Segno che non è stato fatto neanche il minimo sforzo per cercarle», commenta. L’ avvocato di Gorgonzola se la lega al dito e si rivolge a un suo collega, Luciano Di Pardo, che lo assiste nella sua causa vittoriosa contro la Royal Air Maroc. Ed è proprio sulle responsabilità della compagnia che si concentra il giudice nel motivare la sua sentenza: «Con l’ imbarco, al momento del check-in, il viaggiatore affida il suo bagaglio alla custodia del vettore, il quale, per essere esente da responsabilità, deve provare di avere adottato tutte le misure per evitare il danno». Un’ omissione alla quale si aggiunge una «straordinaria e non scusabile imprudenza»: l’ aver assicurato la riconsegna del bagaglio. Causando, così, «uno stress, un disagio, benché transitori, per il presumibile stravolgimento delle aspettative e della qualità della vacanza». ( Fonte : la Repubblica.it   Autore: Davide Carlucci 30/09/2007)

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Lo scaffale era tagliente vince la causa con Ikea

Proprio lui abituato alle sfide più estreme e impossibili era stato messo k.o. da un mobile dell’ Ikea: uno scaffale, tra i più venduti, le cui staffe risultavano essere taglienti come lame affilate. Vincenzo Pampararo, 45 anni, torinese tra i massimi esperti di immersione nelle acque gelate, si era tagliato un dito e aveva rischiato di veder compromessa la sua attività di sub. Dopo quattro anni di battaglia giudiziaria ha però vinto la causa civile intentata contro il colosso multinazionale Ikea, e il giudice Ombretta Salvetti gli ha riconosciuto almeno una parte del danno patito. Pampararo aveva seguito nel dettaglio le istruzioni per montare il suo scaffale, modello “Endel”, comprato nel punto vendita di Grugliasco, ma non si era accorto che le staffe in dotazione per sostenere le mensole del mobile fossero a spigolo duro e affilatissime (ora Ikea le ha sostituite con un modello che non ha più i bordi taglienti). Così un giorno, durante la banale operazione di riporre una borsa sul ripiano gli era capitato di affettarsi il dito indice della mano destra. Nel taglio si era anche lesionato un tendine: era andato in ospedale e oltre a cucirlo i medici avevano anche dovuto ingessargli la mano per un mese. Era poi guarito quasi completamente ma gli era rimasta una invalidità del 3 per cento. Un bel danno, comunque, per lui e per la sua attività subacquea: con le dita della mano destra infatti il sub mentre si cala nelle acque ghiacciate deve riuscire a girare molto in fretta le manopole delle bombole ad ossigeno, e basterebbe non riuscire perfettamente in questa operazione sincronizzata per mettere a repentaglio la propria vita. Pampararo aveva subito telefonato all’ Ikea per segnalare il difetto delle mensole. E poi aveva deciso di rivolgersi allo studio legale Ambrosio e Commodo (esperti nel risarcimento danni), e fare causa al colosso del mobile fai da te. L’ avvocato Marco Bona che ha seguito il processo ha dovuto difendere strenuamente il suo cliente, perché gli avvocati di Ikea Italia (Luciano Barillà, Costanzo Ricciardi e Massimiliano Maida) si sono giustificati soprattutto sostenendo che lo scaffale risultava prodotto in Canada e che siccome il sub non aveva tenuto lo scontrino avrebbe potuto comprare il mobile durante uno dei suoi numerosi viaggi all’ estero. Il giudice Salvetti gli ha dato torto affermando il principio di responsabilità del produttore, e ha condannato Ikea Italia a risarcire il sub di 4 mila e 485 euro. ( Fonte : la Repubblica.it   Autore: Sarah Martinenghi 21/09/2007)

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Morso alla mano da un cane, risarcito con 26 mila euro

CREMONA – Un risarcimento di 26.000 euro, poco più di 50 milioni di lire, per il morso di un cane. La somma è stata pagata da Paolo G., proprietario dell’ animale, alla vittima, Giovanni S., un ingegnere settantenne, che ha lasciato nelle fauci serrate del (poco) fedele amico dell’ uomo la falange del pollice della mano destra. Lo ha stabilito il giudice del Tribunale civile di Cremona, Mario Colace, con una sentenza che in questi giorni ha posto fine a una contesa giudiziaria che durava da quasi quattro anni, nata in seguito al gesto istintivo della vittima di proteggere il proprio cane (un «dogo canario», cane da presa di media taglia originario delle Canarie), dall’ assalto di un pastore tedesco, avvenuto in via Marconi, a Pizzighettone. «Il dogo è un cane che si sa difendere (veniva impiegato dai contadini spagnoli per la guardia ai poderi e per la conduzione del bestiame) – ha sostenuto nel processo il proprietario del pastore tedesco – e perciò il suo padrone non avrebbe dovuto intervenire per separare i cani. Così non sarebbe stato ferito». Ma il giudice non ha condiviso la tesi difensiva è ha ritenuto l’ imputato responsabile di negligenza per non aver chiuso accuratamente il cancello da cui il cane aggressore è balzato fuori non appena ha «fiutato» nella via la presenza del dogo, che era tenuto al guinzaglio dall’ ingegnere per la consueta passeggiata pomeridiana. Pesanti gli effetti del morso. Come dimostra quanto scritto nel referto medico del pronto soccorso dell’ ospedale di Codogno, dove sono state praticate le prime cure al ferito: «Avulsione della parte molle e ossea della prima falange del pollice della mano destra». «In seguito – ha spiegato l’ avvocato difensore Raffaella Parisi – è iniziato un vero calvario per il mio cliente, che è stato sottoposto a due interventi chirurgici per ridurre le conseguenze negative del morso e nel tentativo di rimodellare quanto restava del pollice. Alla fine, nonostante il prodigarsi dei chirurghi, gli è stata riconosciuta una invalidità pari al 10 per cento». Il pensionato, che risiede a Pinerolo, ma spesso trascorre periodi a Pizzighettone in casa della moglie, è stato operato una prima volta all’ ospedale San Paolo di Savona per restituire un po’ di movimento a quanto restava del pollice. Dopo qualche mese, si è reso necessario un secondo intervento chirurgico, questa volta di carattere estetico, per cercare di cancellare i segni lasciati dai denti del cane. Inoltre, lo sfortunato ingegnere ha dovuto subitre una serie di interventi di rieducazione particolarmente dolorosi. I vari interventi non hanno, tuttavia, restituito alla mano del paziente la totale attività. La mancanza della falange del pollice gli crea poi quotidiani problemi. Perciò, il giudice, nell’ assegnare il cospicuo risarcimento, ha tenuto conto, oltre che del danno biologico, anche delle spese mediche sostenute dal pensionato. ( Fonte : CORRIERE DELLA SERA   Autore: Sperangelo Bandera 29/06/2002)

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Cade da cavallo. Paga il Polo Club

MONZA. Cade da cavallo Paga il Polo Club MONZA – Il Tribunale civile ha condannato una scuola di equitazione per un incidente accaduto a un allievo. Il “cavaliere” S.G., di 27 anni, aveva chiesto di essere risarcito dei danni subiti per una caduta da cavallo. A seguito dell’incidente l’uomo era rimasto inabile per quattro mesi, riportando un’invalidita’ permanente di circa il 10 per cento. La fase istruttoria non aveva pero’ consentito di accertare come si fossero svolti i fatti. I giudici hanno comunque condannato la scuola in base alla normativa del Codice civile sulla presunzione di responsabilita’. L’episodio risale al settembre del 1992. Non potendo ricostruire l’esatta dinamica dell’episodio, i giudici hanno applicato gli articoli 2050 e 2052 del Codice civile sulla presunzione di responsabilita’ di chi eserciti un’attivita’ pericolosa, ovvero di chi ha la custodia di animali. Il Monza Polo Club e’ stato cosi’ condannato a pagare oltre 35 milioni, piu’ gli interessi, per il solo danno biologico, oltre alle spese legali. ( Fonte : CORRIERE DELLA SERA  08/06/1997)

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Furto ai clienti, paga la palestra

” Devono essere rimborsati proprio come negli alberghi “

ROMA . Il body building e l’ aerobica non sono a rischio. Non e’ la sentenza dei medici, ma della Cassazione che piu’ della cura del corpo ha inteso salvaguardare portafogli, orologi e quant’ altro gli appassionati del fitness ripongono in armadietti e borse. La Suprema Corte ha infatti stabilito che le palestre, come gli alberghi, sono responsabili degli oggetti rubati o smarriti e devono, quindi, rimborsare i clienti. La Cassazione ha respinto il ricorso presentato da un centro sportivo della capitale. La Suprema Corte ha, in sostanza, dato ragione al giudice conciliatore di Roma che aveva condannato i responsabili della palestra al rimborso di un orologio, rubato a un cliente, basandosi sulla norma del codice civile che prevede la responsabilita’ degli albergatori su “ogni deterioramento, distruzione o sottrazione delle cose portate dal cliente in albergo”. Una norma che il codice estende a “case di cura, stabilimenti balneari, pensioni, trattorie e carrozze letto e simili”, e che il giudice ha ritenuto valida anche per le palestre. A presentare ricorso era stato un cliente della palestra, denunciando il furto del suo orologio all’ interno dei locali del centro sportivo e ottenendo il risarcimento. I responsabili della palestra si sono quindi rivolti alla Suprema Corte denunciando l’ erronea applicazione della legge “per avere il conciliatore ritenuto la palestra rientrante nella categoria degli esercizi per i quali la legge prevede con maggior rigore la responsabilita’ del gestore”. La Cassazione ha pero’ respinto il ricorso defininendo “corretta la qualificazione giuridica del rapporto nelle sue linee guida e sufficientemente esposte le ragioni equitative della decisione”. ( Fonte : CORRIERE DELLA SERA  25/10/1996)

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1 Comments
sofia

5 giugno 2013 02:13 Rispondi

Ottimo articolo, ne faro’ un punto di riferimento, chissa’ che quanto letto non possa aiutare anche me.
Marco

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