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MALASANITA’

 

Maria Grazia, uccisa a 49 anni dalla malasanità. Asl Caserta condannata ma non paga

CASERTA - Maria Grazia Iuliano è morta a 49 anni, dopo un travaglio durato 6 anni. Un’altra vittima, l’ennesima, della malasanità. La sua storia inizia il 20 marzo 2007 quando veniva ricoverata presso il reparto otorino dell’Ospedaledi Maddaloni, dipendente dall’Asl Caserta, dal momento che le stato diagnosticato un ‘polipo alle corde vocali’. Dopo due giorni, il 22 marzo 2007, la signora Iuliano veniva, quindi, sottoposta ad un intervento chirurgico, di tipo routinario, nel corso del quale, veniva colpita da insufficienza respiratoria per edema polmonare acuto e, sottoposta ad ossigenoterapia, veniva trasferita intubata e in stato comatoso presso l’Unità di terapia intensiva.

“Iniziava così – si legge nella relazione diffusa dal legale Adriano Tufariello – il calvario della signora Iuliano e dei familiari, durato circa 6 anni. L’8 maggio 2007, la signora Iuliano veniva trasferita, con prognosi di ‘emiparesi dx ed afasia in ictus ischemico’, presso la clinica Villa delle Magnolie di Castel Morrone, dalla quale veniva dimessa, l’11 giugno 2007, con diagnosi di ‘emiparesi dx ed afasia prevalentemente motoria in ictus ischemico ed ipertensione arteriosa. Il 10 luglio 2007, la signora Iuliano veniva trasportata presso l’Azienda Ospedaliera di Caserta, reparto terapia intensiva, dove le veniva diagnosticata una ‘insufficienza respiratoria acuta’. L’11 luglio 2007, trasferita nel reparto ORL, veniva nuovamente sottoposta ad un intervento chirurgico urgente al 2° anello tracheale per la presenza di stenosi fibrotica sottocordale. Dieci giorni dopo, il 21.7.2007, veniva dimessa con diagnosi di ‘insufficienza respiratoria acuta, emiplegia dx, piaghe da decubito’, con la prescrizione di cure mediche del caso ed assistenza domiciliare. Il 3 agosto 2007, la signora Iuliano veniva nuovamente ricorevata presso lo stesso nosocomio”.

“Il giorno 6 agosto 2007 – si legge ancora nella relazione – la signora Iuliano a causa di un improvviso peggioramento delle condizioni di salute, veniva trasferita  presso l’Ospedale Cardarelli di Napoli, reparto ORL, con diagnosi di stenosi tracheale. Per effetto delle lesioni subite, ha trascorso gli ultimi anni della vita in uno stato vegetale. E’ stata costretta a letto, alimentata con sondino naso-gastrico e cannula endotracheale, con frequenti crisi respiratorie, apnoiche, afasia motoria, nonchè deficit della deglutizione, presentava piaghe da decubito in regione sacro-coccigea. La signora Iuliano era in condizione di totale infermità di mente, tale da non poter più svolgere autonomamente la propria vita, né provvedere ai propri interessi personali e patrimoniali. Per effetto delle lesioni subite, venne dichiarata interdetta dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere”.

“La consulenza espletata dal C.T.U. del Tribunale di Santa Maria ha evidenziato ‘un edema polmonare acuto post-operatorio, le cui complicanze hanno determinato l’attuale grave quadro neurologico caratterizzato da esiti di pregresso ictus cerebrale ischemico esitante tetraparesi spastica in soggetto vigile in apparente non contatto con l’ambiente, con plurimi decubiti, tracheotomia con cannula, foley a dimora e peg’. Su iniziativa del marito, Saverio Padovano, nominato tutore dal Tribunale di Santa Maria Capu Vetere, e con l’assistenza dell’avvocato Adriano Tufariello, del foro di Santa Maria, veniva promossa una causa civile nei confronti dell’Asl Caserta, sussistendo la colpa professionale dell’equipe medica per i danni causati alla Iuliano. Al culmine del giudizio civile, il G.U. del Tribunale di Santa Maria – sezione distaccata di Caserta – dott. Favio Magistro, ha accertato il nesso causale tra le lesioni subite dalla signora Iuliano Maria Grazia e le complicanze dell’intervento chirurgico del 22 marzo 2007, condannando l’AslCaserta al risarcimento dei danni subiti. La sentenza di condanna, notificata alla Azienda Sanitaria nel dicembre dello scorso anno, è passata in giudicato”. 

Iuliano Maria Grazia è deceduta il 4 febbraio 2013, all’età di anni 49, di cui gli ultimi sei trascorsi in uno stato vegetativo. Ma al danno si è aggiunta la beffa. L’Asl Caserta, pur in presenza di una sentenza passata in giudicato, e, quindi, irrevocabile, non ha provveduto alla liquidazione del risarcimento in favore degli eredi. “I familiari della signora Iuliano Maria Grazia, già vittime di un caso di malagiustizia – dichiara l’avvocato Adriano Tufariello, sono ora vittime della burocrazia e dei ritardi colpevoli del Dirigenti della Struttura sanitaria casertana, che continuano imperriti a non dare esecuzione ad una sentenza che non solo è immediatamente esecutiva, ma  è irrevocabile. Ho ricevuto mandato dai familiari della compianta Iuliano Maria Grazia di denunziare tale colpevole ritardo al Ministro della Salute, all’assessore Regionale alla Sanità, al procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere per l’adozione di tutte le iniziative di loro competenza. Le responsabilità del Direttore Generale e del Dirigente dell’Ufficio Legale sono palesi anche sotto il  profilo contabile, ravvisandosi un danno erariale,  in quanto la mancata liquidazione del risarcimento, comporta il pagamento degli interessi e della rivalutazione monetaria, che non possono essere scaricate sulla collettività. Il direttore generale della ASL ed il Dirigente dell’Ufficio Legale devono fornire  risposte chiare e tempestive. Se non sono in grado  di farlo abbiano almeno la dignità di dimettersi”. ( Fonte :  Interno18 03/05/2013)  

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Malasanità, un’indagine dei Nas smaschera l’attività intramoenia dei medici ospedalieri

Il dossier con tutti i dati è stato appena presentato dal generale Cosimo Piccinno alla commissione d’inchiesta del Senato sull’effficacia ed efficienza del Ssn, presieduta da Ignazio Marino. Il quadro che emerge è uno spaccato del cattivo funzionamento del sistema sanitario nazionale.

Visite fatte in ospedale ma compensi presi direttamente e sottobanco. Pazienti indotti a rivolgersi alle strutture private. Medici talmente disinvolti che, dopo aver timbrato il cartellino, sono andati subito nel loro studio privato anche in presenza dei Carabinieri, che si trovavano sul posto proprio per controllarne l’attività. E’ questa lamalasanità che racconta l’operazione “Tra le mura”, condotta dai carabinieri dei Nas nel 2011, che ha portato a 400 ispezioni tra ospedali e strutture private, 704 posizioni mediche valutate, 356 medici denunciati e danni stimati per 4 milioni. Il dossier con tutti i dati è stato appena presentato dal generale Cosimo Piccinno alla commissione d’inchiesta del Senato sull’effficacia ed efficienza del Ssn, presieduta da Ignazio Marino.

Ben il 94,6 per cento dei reati è legato all’intramoenia, cioè l’attività libero professionale esercitata dai medici del servizio pubblico (opzione scelta da circa 20mila dottori) e già finita sotto accusa con lo scandalo del Cardarelli di Napoli. I reati contestati nelle 337 denunce ai camici bianchi in intramoenia vanno dal peculato (preso denaro in nero per visite mediche fatte per conto dell’ospedale), alla concussione (indotto pazienti a rivolgersi alle strutture private per le cure), all’abuso d’ufficio (attività libero professionale svolta nell’orario di lavoro istituzionale), fino alla truffa aggravata per gli ingiusti profitti ai danni del Ssn e la falsificazione di atti per l’indennità di esclusività. Senza dimenticare l’assenteismo, che gonfia i conti del servizio sanitario e le liste di attesa. Uno degli episodi più eclatanti, segnalati dai Nas, è quello di alcuni reparti in cui servono 426 giorni per ottenere un controllo senologico, o 190 per una visita oculistica, mentre i medici, in teoria presenti nelle strutture pubbliche, esercitavano tranquillamente la loro attività negli studi privati in orario d’ufficio. Tutte queste irregolarità, secondo il comandante dei Nas, dimostrano comunque delle falle nel sistema dei controlli: ”Come cittadino – ha detto – mi chiedo se esistano, anche perché i Nas dovrebbero essere considerati l’ultimo baluardo per il monitoraggio delle strutture sanitarie, non il primo”.

Ma gli esempi di cattiva condotta di medici e operatori sanitari a danno della sanità pubblica non finiscono certo qui. Piccinno ha riferito i primi dati dell’operazione “Damage control“, ancora in corso, che finora ha portato alla denuncia di 300 persone alla magistratura ordinaria e contabile e un danno erariale pari a 27 milioni di euro. In questo caso i reati segnalati sono stati peculato e falso nei referti di analisi, comparaggio, corruzione e truffa, iperprescrizione di farmaci ad alto costo, gare di appalto artefatte, e uso illecito dei fondi del Ssn. Per non parlare poi delle struttureper anziani e le residenze sanitarie assistenziali (rsa). In questo caso i Nas hanno rilevato che ce ne sono troppe per anziani accreditate con il servizio sanitario e molte irregolari. Tra il 2010 e 2011, i 590 controlli fatti nelle rsa hanno messo in evidenza 154 strutture non conformi (12 sono state chiuse) con picchi in alcune Regioni dove quelle ‘fuorilegge’ toccano anche il 60 per cento (ad esempio 13 su 18 in Abruzzo, 16 su 24 in Campania). Le irregolarità, ha rilevato Marino, “si registrano anche in regioni abitualmente reputate virtuose, come le Marche (25 su 43 non conformi) o l’Umbria (12 su 28)”. Moltissime irregolarità rilevate anche nelle altre strutture ricettive per gli anziani (dalle case di riposo alle comunità alloggio). Su 4.972 ispezioni, sono state identificate 1.473 strutture non conformi (150 hanno chiuso) e sono state segnalate all’autorità giudiziaria 740 persone per omicidio colposo, lesioni, abbandono di incapace, sequestro di persona, maltrattamenti, esercizio abusivo di professione sanitaria e somministrazione di farmaci guasti.

Che fare quindi? Per quanto riguarda la libera professione in intramoenia allargata è venuto il momento di trovare una soluzione. Pensata come regime transitorio per permettere alle Regioni di adeguare le strutture, dal 1999 l’intramoenia è stata prorogata continuamente, fino a quest’anno, quando il ministro della Salute Balduzzi ha posto come ultimo termine il 30 giugno 2012. Decisione non digerita da molti, tanto che il Pdl ha tentato un blitz in commissione Affari sociali, presentando due emendamenti al testo sul governo clinico, che praticamente riscrivevano le regole. Adesso si sta tentando una mediazione e il governo ha presentato una prima bozza che prevede la regolarizzazione dell’intramoenia allargata, mettendo in rete gli studi privati e le Asl, e collegandola alla rete ospedaliera. Sperando che non esca fuori un’altra soluzione gattopardesca, in cui si cambia tutto per cambiare nulla. ( Fonte: Il Fatto Quotidiano – Adele Lapertosa 22 Marzo 2012)

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Malasanità al Caldarelli, la disavventura di un paziente

CAMPOBASSO - Malasanità al Cardarelli. Tonino Martino racconta la sua disavventura. “L’’11 agosto scorso venivo ricoverato al “Cardarelli” di Campobasso per rottura del femore, nel reparto di Ortopedia e cioè in un reparto in fase di smobilitazione, e quindi in condizione di ciclo calante. Nei dieci giorni successivi, non sono riuscito né ad individuare, né a parlare con il primario, Floresta. Vengo letteralmente abbandonato a me stesso, compagni di viaggio lancinanti dolori. Per dieci lunghi giorni, assisto allo spettacolo indecente di una fuga generale di responsabilità anche da parte degli anestesisti e quando qualche medico (Miceli) viene messo di fronte al momentaneo fastidio mi si sussurra che l’operazione non la faranno perché i rischi per i medici di ortopedia di Campobasso erano ritenuti troppo alti (4 su 5).La loro professionalità ha un limite. Camminerò con le gambe storte. Il Primario, che nel frattempo gode anche di meritato riposo, non dà segni di vita. L’assicurazione che mi avrebbe operato lui stesso fatta al suo ex collega e mio medico curante, dottor Vecchiarelli, valente primario di medicina al Cardarelli per decenni, lo colloca tra le persone che cura poco la parola data. Le parole dell’ineffabile dr. Floresta circolano come moneta senza copertura. Dopo dieci giorni d’inferno, interviene anche il direttore sanitario Paglione, che, interessato al “caso” invita il Primario anestesista Flocco di procedere perché non si possa dire che al Cardarelli o vi sono medici non all’altezza della competenza necessaria per occupare quel posto senza pagar di conto e senza pagar dazio. Posizione netta, apprezzabilissima. Ma seguitano altre cicalate del primario anestesista che preferisce anch’egli non rischiare più di tanto. Come bene si era espresso il dott. Miceli, il paziente alla fine del calvario che si preannunciava, avrebbe camminato con le gambe storte. Al direttore sanitario del nosocomio, Giancarlo Paglione e al Presidente del Consiglio Regionale Michele Picciano, che pure si era interessato al caso clamoroso, (se ne era occupato anche un servizio di denuncia di Telemolise) non rimane che constatare il livello professionale di quei medici.Un Reparto intero dove non si è capito che si deve vivere. La vita non vissuta è vita morta. L’11 agosto, a bordo di un’autombulanza (da me pagata) arrivo al Rizzoli, al Pronto Soccorso, dove venivo sottoposto subito ad analisi ed esami.Il giorno dopo, 12 agosto, venivo operato. Due giorni dopo camminavo con i miei piedi. I rischi? 4 su 5 il rischio per i medici del “Cardarelli”; che facevano firmare ben 5 liberatorie al sottoscritto, alla moglie e a due figli; evidentemente rischio calcolato al Rizzoli di Bologna dove hanno dimostrato di essere all’altezza della situazione! Evidentemente, l’opinione pubblica, Tribunale Supremo, prima ancora della pronuncia del Giudice che probabilmente sarà chiamato a pronunciarsi sulla competenza di questi medici sarà giustamente tacitata e accompagnerà con la dovuta benedizione l’immediata chiusura del Reparto”.  ( Fonte : I FATTI del nuovo Molise  01 Settembre 2011) 

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Morta a 32 anni dopo parto gemellare
Avviata inchiesta e ispezione regionale

La donna, si legge nel comunicato dell’Asm, “è deceduta alle ore 9.10. A seguito delle complicanze dell’intervento era stata immediatamente trasferita in rianimazione”. L’ospedale era stato al centro di polemiche già nei primi mesi estivi. Sospeso in via cautelativa il medico che ha eseguito l’intervento

POLICORO - Muore a 32 anni dopo aver dato alla luce durante la notte due gemelli con un parto cesareo. E’ successo questa mattina nell’ospedale Giovanni Paolo II di Policoro e l’Azienda sanitaria di Matera ha avviato un’inchiesta “per individuare le ragioni del decesso” mentre il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, e l’assessore regionale lucano alla Sanità, Attilio Martorano, hanno concordato un’ispezione congiunta all’ospedale con ispettori ministeriali e regionali “per fare luce sull’accaduto”.

Secondo quanto riferisce la Asl materana, la donna “è morta alle ore 9.10. A seguito delle complicanze dell’intervento era stata immediatamente trasferita nella rianimazione delle stessa struttura ospedaliera, ma a nulla sono valsi tutti i tentativi esperiti dai sanitari per ripristinare le funzioni vitali”.

Il direttore generale dell’Asm, Vito Gaudiano, ha comunicato “la sospensione in via cautelare del medico che ha eseguito l’intervento” e ha incontrato i famigliari della donna “rassicurandoli circa la verifica dell’intero percorso e delle eventuali singole responsabilità”. Gaudiano ha visto anche i responsabili delle unità operative “che a vario titolo hanno preso parte all’assistenza e all’intervento chirurgico, per verificare il percorso clinico diagnostico seguito e individuare le ragioni del decesso. Ad ogni responsabile – spiega il comunicato – il direttore generale ha chiesto una urgente e dettagliata relazione scritta”.

“Dobbiamo accertare quanto successo col massimo rigore e con solo due obiettivi: garantire i cittadini e far emergere una verità senza se e senza ma”, ha detto, in una dichiarazione diffusa dall’ufficio stampa, il presidente della Regione, Vito De Filippo. ”Non bisogna dare vita a una caccia alle streghe. Per giungere a certezze è possibile che servano tempi lunghi mentre il solo dubbio che qualcosa non abbia funzionato basta ad adottare misure cautelari incisive da subito”. Anche il sindaco di Policoro, Nicolino Lopatriello è intervenuto sull’accaduto dicendo che “questi episodi danneggiano l’immagine di tutto il settore, dove ci sono delle buone professionalità” e “gli sforzi fatti in passato per rendere l’ospedale di Policoro terzo polo sanitario lucano non possono essere vanificati da episodi di malasanità puntando sugli investimenti e sulla qualità delle attrezzature e delle risorse umane”.

L’ospedale del centro jonico Giovanni Paolo II era stato al centro di polemiche già durante i primi mesi dell’estate. Il 5 luglio il Pronto Soccorso del nosocomio non aveva più a disposizione l’ambulanza con il medico a bordo. L’Asm era intervenuta subito dopo la denuncia del Quotidiano della Basilicata. Il 25 agosto era stato poi annunciato l’incontro tra il sindaco Lopatriello, e il direttore generale dell’Asm di Matera, Vito Gaudiano, per le lamentele sul comportamento di alcuni dipendenti dell’ospedale, in particolare personale Oss (Operatori socio sanitari).

(Fonte: la Repubblica.it  08 settembre 2010)

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Interventi sbagliati e liti in sala parto: le vicende finite alla ribalta delle cronache dalla fine del 2009

Ecco i principali casi di malasanità finiti alla ribalta delle cronache su cui la Commissione errori sanitari, attiva dal primo aprile 2009, ha aperto un’indagine. Sulle vicende sono in corso anche inchieste della magistratura:- 8 dicembre 2009: a Canicattì (Agrigento) muore per setticemia una neonata romena di 7 giorni, che era stata partorita su una sedia dell’ospedale Barone Lombardo. Sulla vicenda la Procura di Agrigento indaga 11 sanitari, medici e infermieri;- gennaio 2010: muoiono agli Ospedali riuniti di Foggia due neonati a 7 giorni di distanza l’uno dall’altro. Sulla vicenda è stata anche disposta un’ispezione ministeriale e un’inchiesta penale con 30 indagati.- marzo 2010: muore una bimba di 4 anni a Cosenza. La bambina, di origine cinese, era stata rimandata a casa dopo un primo ricovero a Cetraro per febbre alta e dolori di pancia. In seguito all’aggravarsi delle sue condizioni era stata poi ricoverata a Cosenza, dov’è morta. Indagati otto medici.- aprile 2010: al Policlinico di Napoli della seconda università muore una bambina nigeriana di 5 anni dopo un intervento di ernia ombelicale. Aperte inchieste della magistratura e dal Ministero della Salute.- giugno 2010: dodicenne muore in corsia a Reggio Calabria. Il ragazzo era stato ricoverato in seguito ad un incidente stradale ed era poi entrato in coma. Diciassette gli avvisi di garanzia a medici e infermieri per l’assistenza prestata al giovane.- luglio 2010: muore nell’ospedale di Rossano una neonata dopo un parto cesareo d’urgenza effettuato per il distacco della placenta. La donna era stata prima accompagnata all’ospedale di Trebisacce, dove il reparto di ostetricia era stato chiuso nel 2009. Sulla vicenda anche la Procura di Rossano ha aperto un fascicolo.- luglio 2010: muore una tredicenne ricoverata per broncopolmonite. La ragazza era entrata una decina di giorni prima all’ospedale di Rossano, per essere poi trasferita a Cosenza dopo che le sue condizioni erano diventate critiche. Sulla vicenda la Procura di Cosenza ha aperto un’inchiesta.- agosto 2010: al Policlinico di Messina lite in sala parto sull’opportunità del taglio cesareo a una donna di 30 anni, che ha poi subito l’asportazione dell’utero, mentre il bimbo ha subito due ischemie cerebrali. Sospesi tre medici e aperta un’inchiesta.- settembre 2010: nuova lite tra medici in sala parto a Messina. Il bimbo è ricoverato in coma farmacologico. Aperta un’inchiesta. ( Fonte : LASTAMPA.IT)
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